Il sito del pittore Antonio Tonelli

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50anni d'Arte in Lombardia alla Casa Museo Sartori

Castel d'Ario (MN), dal 6 novembre al 11 dicembre 2016

50anni d'Arte in Lombardia alla Casa Museo Sartori 50anni d'Arte in Lombardia alla Casa Museo Sartori

Di fiore in fiore alla Casa Museo Sartori

Castel d'Ario (MN), dal 6 marzo al 6 aprile 2016

Di fiore in fiore alla Casa Museo Sartori

Poetiche in dialogo al Museo della Permanente

Milano, dal 2 al 16 febbraio 2016

Poetiche in dialogo al Museo della Permanente

Mostra personale al Museo Diocesano Francesco Gonzaga

Mantova, dal 30 agosto al 27 settembre 2015

Mostra personale Antonio Tonelli, Museo Diocesano Francesco Gonzaga Mantova Mostra personale Antonio Tonelli, Museo Diocesano Francesco Gonzaga Mantova

Quest'ampia antologia dei dipinti di Antonio Tonelli aggiunge un nuovo tassello all'ormai lungo elenco di mostre ospitate dal Museo diocesano Francesco Gonzaga, che come espone in permanenza capolavori d'arte antica ma anche opere di artisti viventi, così allestisce rassegne temporanee di classico impianto (ne sono esempi le due mostre in corso, entrambe patrocinate da Expo, una di ritratti dei Gonzaga e una sul tema del cibo) accanto ad altre sui più rappresentativi artisti d'oggi. Tonelli basta da solo a illustrare un ampio spettro della contemporaneità. In uno stile "leggibile", di facile accesso per chiunque, egli sa offrire problematici paesaggi urbani e campestri, meditati ritratti, fantasiose visioni di mondi avvenieristici, richiami all'arte del passato (specie quella dell'evidentemente amato Van Gogh). L'intera produzione del versatile e fecondo pittore milanese è acutamente analizzata, anche in questo pieghevole, da Felice Bonalumi. Da parte mia vorrei sottolineare due aspetti. Il primo è costituito dalla insistita presenza, in tutto il percorso operativo dell'artista, delle "cose", le umili, semplici, spesso trascurate quando non abbandonate cose d'uso quotidiano. E' un tema apparentemente banale, che si direbbe non valga la fatica di raffigurarlo: ma non è così, sia perché rappresenta l'ultimo sviluppo di un filone che percorre l'intera storia della pittura, la cosiddetta "natura morta", sia perché invita a meditare sull'uso (e abuso) di quanto struttura il nostro mondo. E a proposito di abuso, il secondo aspetto associa a queste nature morte le tele dagli inquietanti richiami ai rischi che va correndo il nostro mondo, sfruttato, calpestato negli uomini e nelle cose, insomma vittima di sfrenati egoismi che si ritorcono soprattutto a danno dei più deboli e in prospettiva delle prossime generazioni: vedo in questa denuncia la sintonia con Laudato sì, la coraggiosa enciclica da poco pubblicata, di cui i quadri di Tonelli per tanti aspetti potrebbero fare da illustrazioni.

Roberto Brunelli
Direttore del Museo diocesano Francesco Gonzaga

Opera di Antonio Tonelli - I rifiuti e le pagine gialle - AT390

Il titolo di questa mostra di Antonio Tonelli, LE COSE E LO SPIRITO, riassume e sintetizza i poli della sua ricerca pittorica e trova chiara visibilità nel percorso proposto. Per una felice combinazione, infatti, gli spazi messi a disposizione dal Museo diocesano di Mantova portano il visitatore dal piano terra al soppalco, da una ricognizione fra le “cose” del nostro vivere quotidiano che hanno occupato gran parte dell’attività pittorica del Maestro alla produzione legata allo Spirito. Una ideale ascesa da ciò che è contingente, che è qui e ora, a ciò che E’ in quanto eterno. Cronologicamente i due poli si sviluppano in sequenza. Il primo comprende una lunga ricerca che, partita alla fine degli anni ’50, si sviluppa per cicli nei decenni successivi. Essa ruota intorno alla ricerca del senso delle cose materiali, degli oggetti che occupano la nostra vita, con un occhio a situazioni limite di marginalità ed è sostenuta e fa esplicito riferimento alla grande tradizione del realismo lombardo. Il secondo polo sviluppa l’arte sacra o, se si preferisce, l’arte con soggetti sacri e compare a partire dagli anni ’90 determinato da riflessioni su situazioni personali e da un più generale bisogno interiore. L’inizio di questa produzione è accompagnato dal ciclo profano dei Simboli di van Gogh che non esito a definire uno dei suoi migliori risultati (si veda a titolo esemplificativo L’angelo in ritardo, 2002) e che possiamo interpretare come il ponte di passaggio alle opere sacre. I due poli testimoniano la grande versatilità della pittura figurativa di Antonio Tonelli caratterizzata da una particolarità stilistica che anche questa mostra evidenzia: mentre nelle opere profane l’accumularsi degli oggetti riempie la superficie della tela (Il ragazzo dell’orto, 1983), all’opposto nelle opere sacre c’è minimalismo descrittivo in quanto gli oggetti raffigurati non sono cose, ma simboli di una storia che è di tutti e che in questi simboli si riconosce come presente anche nella contemporaneità. Si veda Dittico per la Passione (2003) in cui alle due tavole di legno, ideali bracci della Croce, si aggiungono da un lato un chiodo e dall’altro due dadi. Nulla di più, eppure, il testo evangelico è, se così posso esprimermi, presente proprio con la sua assenza.

Felice Bonalumi
Giornalista e critico d’arte

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Mostra personale alla Galleria Civica Ezio Mariani

Seregno, dal 6 al 13 settembre 2015

Mostra personale alla Galleria Civica Ezio Mariani Seregno Mostra personale alla Galleria Civica Ezio Mariani Seregno

Una lunga fedeltà. Così si può riassumere la costante presenza del disegno nella lunga carriera del Maestro Antonio Tonelli. Nella grande mostra antologica del 2011 alla Galleria d’Arte Cascina Roma a San Donato Milanese uno spazio era stato naturalmente destinato alla produzione grafica. Ora, in questa mostra voluta dall’Amministrazione Comunale di Seregno che qui si ringrazia, i disegni del Maestro vengono presentati come corpus autonomo di una attività più che cinquantennale. Autonomo, ma non avulso o marginale rispetto alla produzione pittorica. In quest’ultima il saldo ancoraggio alla grande tradizione del realismo lombardo si è sviluppata in una varietà di cicli che da Viaggiatori spaziali della fine degli anni ‘60 attraverso Racconto urbano (1975-1981), Orti di periferia (1982-1986), Nature morte nella metropoli (1985-1999), I nostri giorni difficili (1986-1997) arriva a due cicli che prendono idealmente spunto da Vincent van Gogh: I simboli di van Gogh (1995-2004) e I cieli (2004-2009). Un realismo lombardo interpretato come impegno artistico, ma anche morale e civile e che con la varietà dei soggetti ha evitato ogni mono-tonia. Lo stesso vale per i disegni e la presente mostra permette di individuare almeno tre tendenze. La prima è certamente quella dei ritratti, un soggetto che lo ha sempre interessato e molti sono i quadri in cui ha reso i volti di uomini e di donne che hanno incrociato la sua vita. In questa mostra è stata fatta una scelta, per così dire, prevalentemente familiare, a partire dalla moglie Pina. Quanto qui interessa è il dato tecnico: i disegni si sviluppano con la predominanza di singole linee che completano il volto o la figura e nello stesso tempo rimandano ad altro. Non è l’esteriorità, il bel ritratto tanto per intenderci, che interessa Antonio Tonelli, ma l’interiorità, l’anima che gli occhi socchiusi o il gesto denotano e denunciano. In questo senso si vedano proprio i disegni con soggetto la moglie Pina. Anche quando singole parti vengono riempite (Studio per autoritratto, Luca, Giordano che suona il flauto tutti del 1979) l’attenzione è sempre portata sul volto, in particolare sugli occhi, sul naso e sulla bocca: il volto specchio dell’anima sembra confermare Antonio Tonelli nei suoi lavori. In questa tendenza farei rientrare anche i vari studi di mani in cui è il movimento delle dita a raccontare il gesto artisticamente reso con poche linee, opere che nella loro apparente semplicità trovo personalmente molto efficaci. La seconda tendenza è quella più vicina al lavoro sviluppato nella pittura. Qui in mostra ci sono, ad esempio, Giovane operaia (1974) o Situazione particolare lungo il marciapiedi (1986) o Studio per combattimento di galli (1995): tutte opere coeve alla produzione in pittura. Ed è la ricerca del chiaroscuro a caratterizzare tecnicamente questi lavori: la figura o gli oggetti sono in evidenza per contrasto con quanto li circonda e proprio il neretto li rende a volte poderosi sulla superficie limitata di un foglio di carta. Terza tendenza, che rimanda a un filone oggi quasi dimenticato per non dire perso: la critica sociale attraverso la caricatura. Citare il nome di George Grosz come padre tutelare non è fuori luogo. Opere come Azionista speculativo (2005) e Evasore fiscale americano (2005), tecnicamente molto accurate, chiedono una visione attenta in quanto è il particolare, la bocca storta o il collo taurino, a riassumere la carica critica. Tre tendenze? Sì, perché la maggioranza dei disegni di Antonio Tonelli rimanda a quanto fin qui detto. Tuttavia un’ultima tendenza non può essere sottaciuta ed è quella a soggetto sacro. Anche questa si è sviluppata contemporaneamente alla pittura e con una insistenza maggiore dalla metà degli anni ’90, ma con alcune opere precedenti molto significative. La mostra attualmente in corso al Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova, dal titolo Le cose e lo Spirito, ripercorre questa parte della produzione del Maestro e l’essenzialità, con larghi spazi bianchi a sottolineare il valore simbolico ed evocativo del soggetto, ritorna e trova conferma nel disegno. Si veda il lirico Dedicato alla pace nel mondo (1983) o lo Studio per san Francesco (1978) che ha, almeno a mio avviso, il merito di presentare il volto del grande Santo al di fuori di ogni iconografia.

Felice Bonalumi
Giornalista e critico d’arte

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